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L’Orecchio di Giano 2022
...ma appassionato / Trio des Alpes, R.Clarke, Sibelius,Dvorak

Concerto n.4 / giovedì 15 settembre

INFO & TICKETS

VILLA GIULIA, giovedì 15 settembre - ore 19:30
...ma appassionato
Trio des Alpes

Hana Kotkovà, violino
Claude Hauri, violoncello
Corrado Greco, pianoforte

musiche di : R.Clarke, Sibelius, Dvorák 

in collaborazione con Sibelius Society Italia

Rebecca Clarke [1886-1979], Trio (1921)
Jean Sibelius [1865-1957], Trio in Do maggiore Loviisa (1888)
Antonín Dvorák [1841-1904], Trio in Sol minore op. 26 (1876)

Sibelius e Dvorák sono due autori ben noti agli amanti della musica. Meno conosciuta, almeno in Italia, l’inglese Rebecca Clarke (Harrow 1886 - New York 1979) per cui sono opportune alcune parole di presentazione. Iniziò gli studi alla Royal Academy of Music di Londra nel 1903: iscrittasi al Royal College of Music fu una delle prime donne a studiare composizione. Studiò la viola e proseguì l’apprendistato con Lionel Tertis, uno dei più grandi violisti dell’epoca, il che le consentì di intraprendere la professione – inconsueta ai suoi tempi per una donna – di violista in orchestra, attività che le permise di mantenersi economicamente poiché il padre l’aveva allontanata da casa e aveva smesso di sostenerla. Nel 1912 entrò a far parte della Queen’s Hall Orchestra e contemporaneamente si esibiva come solista e con ensemble da camera formati da sole donne. A trentadue anni debuttò come compositrice con lo pseudonimo di Anthony Trent; la critica elogiò lo sconosciuto autore, mentre in altre occasioni avanzò congetture indicando il nome Clarke come pseudonimo di colleghi uomini ritenendo inconcepibile che una donna potesse comporre lavori di tale rilievo. Uno dei suoi brani più significativi è il Trio, strutturato in tre movimenti uniti da una minuziosa elaborazione tematica del materiale musicale presentato all’inizio del primo tempo e soprattutto per mezzo di un inciso – usato come una sorta di motto – costituito da una nota ribattuta. Il lavoro, solidamente costruito, mescola suggestioni sonore d’ascendenza diversa che nell’Allegro vigoroso conclusivo richiamano le movenze delle danze folkloriche inglesi e slanci ritmici e percussivi di bartokiana memoria. La sua opera rimase pressoché sconosciuta fino al 1976 quando, in occasione del suo novantesimo compleanno, fu realizzata una trasmissione radiofonica a lei dedicata.

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