PRIMA EDIZIONE
ORIOLO ROMANO, Palazzo Altieri
domenica 11 ottobre, ore 18:00
ore 16:30 - Visita guidata Giardini e Palazzo
"Tra Prokof’ev e Strauss"
musiche di : S. Prokof’ev, R. Strauss, Domenico Giovanni Famà (Prima assoluta)
Duo Kang, violino e pianoforte
(vincitrici del Concorso int.ernazionae "Premio Annarosa Taddei" 2025)
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Prokof’ev compone la "Sonata per violino e pianoforte" in Fa minore op. 80 n.1 tra il 1938 e il 1946. L’autore alterna un lirismo quasi neoromantico (secondo tema del primo movimento e terzo movimento) a improvvise asprezze, dissonanze taglienti e a un umorismo grottesco tipicamente suo (soprattutto nel secondo movimento). Le “scale-vento” – rapidissime e suonate pianissimo – sono uno degli elementi più riconoscibili della Sonata: appaiono alla fine del primo movimento (Andante assai) e alla fine del quarto (Allegrissimo). Il violino le esegue quasi “sussurrando”, con un’articolazione leggerissima che le rende più un effetto timbrico che un gesto melodico riconoscibile. Al riguardo l’aneddoto più citato riguarda David Oistrakh, dedicatario e primo esecutore del brano, a cui lo stesso Prokof’ev disse di eseguirle in modo che sembrassero «il vento che soffia nel cimitero». Non voleva quindi un virtuosismo brillante, ma un suono freddo, sibilante, quasi disincarnato. È difficile non leggere in questo gesto un’eco del clima in cui la Sonata fu composta – gli anni delle purghe, poi della guerra. Molti commentatori (e la vedova di Prokof’ev stessa in alcune testimonianze) hanno collegato quel “vento” a un sottofondo di lutto e paura che attraversa l’opera, pur senza che il compositore abbia mai reso esplicito un programma extra-musicale.
Dal carattere lirico e ironico "Schizo Valse" è articolato in due momenti distinti ma intimamente connessi. La prima parte è un valzer frammentato e destrutturato nel quale il tema emerge gradualmente, in una sorta di principio germinativo attraverso scarti melodici improvvisi, frammenti e repentini sussulti dinamici che lasciano solo intravedere l’identità del valzer. Nella seconda parte questo si ricompone in forma più tradizionale e il lirico tema si sviluppa in episodi contrappuntistici e trasformazioni sempre nuove per concludere in una parvenza di religiosa solennità che viene improvvisamente sconfessata da ultimi frammenti ironici, che restituiscono al brano quella dimensione ambigua e imprevedibile che ne costituisce l’essenza.
La "Sonata in Mi bemolle" op. 18 di Richard Strauss – composta nel 1887 e pubblicata nel 1888 – è il lavoro di un ventitreenne pieno di fiducia nell’estetica neoromantica; ultima suo lavoro cameristico – con la sola eccezione dei lieder – prima che si dedicasse quasi esclusivamente al poema sinfonico e all’opera lirica, segna una sorta di congedo dalla musica da camera “pura”. Il suo carattere è espansivo, appassionato, fiducioso; la sonorità del pianoforte è piena, quasi orchestrale e la composizione vive di gesti ampi tardo-romantici. Strauss scrive in modo idiomatico ma tradizionale: il violino canta e il pianoforte sostiene una scrittura che resta saldamente tonale, con cromatismi espressivi ma sempre risolti.